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Tecnica e Politica

Eugenio Scalfari, oggi su Repubblica, avanza un dubbio che merita davvero molta considerazione. Si chiede se «sotto la leadership politica di Berlusconi» non stia nascendo «una leadership tecnocratica di Bertolaso». Ora, la tecnocrazia è il culmine di un processo di svuotamento della politica, intesa come confronto tra le opinioni e partecipazione collettiva alle scelte. Uno “svuotamento” che apre la strada ai tecnici, ai competenti, ai professionisti, come se questi non avessero una propria idea politica, ma proponessero soluzioni efficaci buone per tutte le stagioni, né di destra né di sinistra, come si dice in tempi di crisi della politica, appunto.

Ma qui il problema è ancora più ampio. Ed è quello, in generale, dei rapporti tra Tecnica e Politica, dove il prevalere della prima comporta un inevitabile ridimensionamento della seconda. La Tecnica convince ideologicamente molti che la Politica è solo un mercanteggiamento inefficace di opinioni, un inutile “parlamento”. Mentre la Tecnica va al sodo dei problemi, li risolve nell'unico modo efficace possibile, senza chiacchiere inutili, ma grazie al contributo dei veri competenti, dei veri esperti, e non di questi politici clientelari e spreconi. La Tecnica illude che si possa giungere alla verità possibile senza passare attraverso l'inferno delle opinioni, delle mediazioni, dei dibattiti e della partecipazione consapevole di tutti (o quasi) alle scelte. Ossia senza passare attraverso la democrazia, così come la intendiamo modernamente.

Pensate al caso del G8. Si era deciso (Berlusconi e Bertolaso) di farlo alla Maddalena. Si sono spesi 500 milioni di euro per le strutture (persino un albergo a 5 stelle). Si è poi deciso (Berlusconi e Bertolaso) di andarsene a L'Aquila. Per ragioni etiche ed economiche, ha detto Bertolaso. E quelle politiche (che ci sono) chi le conosce? Chi ce ne ha parlato? Oggi Bertolaso critica Bertolaso: difatti la prima decisione e la seconda sono entrambi sue (in partnership con Berlusca, ovviamente): non è curioso?

La Tecnica (un destino dell'Occidente, ha detto Heidegger) velocizza le decisioni (non perciò le rende più efficaci!), ma oscura e nasconde i processi, rende meno trasparenti i dibattiti, ci fa credere che la politica possa scomparire, e invece non è così. La politica, semplicemente, viene ridotta nei termini e ristretta a pochi partecipanti, “sfilata” dall'arena pubblica e consegnata nelle mani di un manipolo di decisori pubblici che poggiano sul contributo di esperti. E tutto ciò, nella beata ignoranza e nella sciocca felicità del “popolo”, a cui pure ci si appella. La domanda di Scalfari non è peregrina. Anzi, dovrebbe metterci in guardia, se già non lo fossimo.

Pubblicato il 26/4/2009 alle 22.14 nella rubrica diario.

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