Blog: http://Phil.ilcannocchiale.it

Destra/sinistra

In un bell’editoriale della rivista "Il Mulino" (n. 1/09), Carlo Galli traccia una differenza possibile tra le due categorie di destra e sinistra. All’interno di un discorso molto più complesso, che io colpevolmente provo a sintetizzare, Galli scrive: «La destra è […] definita primariamente dalla percezione della instabilità del reale», verso il quale si tratta di contrapporre un Ordine astratto (spesso di natura e origine divina) e non-naturale (perché la natura è, appunto, instabile di per sé), sino all’eventualità di proporre nessun-ordine, ma solo una sorta di galleggiamento quasi nichilistico sulla superficie molto movimentata del reale. Con una specie di adesione immediata ai conflitti, alle crisi, alle frammentazioni sociali e culturali. Senza un progetto sostanzialmente risolutivo.

La sinistra propone, invece, un’adesione secca alla natura umana, considerata stavolta nella sua intrinseca positività e nelle sue qualità innate (i diritti, per esempio), che tendono a essere considerate la norma da seguire nella prassi politica. Una natura che è «Bene […] si sviluppi liberamente e in autonomia, emancipandosi da impedimenti e condizionamenti. L’uomo nasce libero ma ovunque è in catene». La sinistra ha sempre inteso (in tutte le sue forme) spezzare queste catene. Abbiamo, così, l’Ordine non umano, da un lato, come esito di una antropologia negativa (la destra), e il Bene della natura, dall’altro, quale portatrice di un «grano normativo di ragione (e dignità) umana nel mondo». La battaglia è tra «l’autorità minacciosa e minacciata, e la libertà»: due antropologie e confronto, negativa quella della destra e positiva quella della sinistra.

Per certi aspetti nulla di nuovo, perché la destra è stata spesso raffigurata come la rappresentante dell’Ordine, e la sinistra come la forza che spinge, invece, per l’emancipazione e per l’affermazione dei diritti soggettivi contro ogni impedimento formale o sostanziale. Semmai, la novità è un’altra. La destra, dice Galli, «è portatrice di un’istanza di immanenza, di accettazione immediata del disordine del mondo»: da qui essa parte, da questa condizione di instabilità, che considera un dato naturale. L’ordine è solo un artificio successivo (oppure una legge di origine divina pre-politica). Diversamente, «la sinistra si caratterizza per la trascendenza, per la negazione del mondo così com’è, e per lo sforzo di realizzarne uno migliore», seppure già iscritto nell’immanenza della natura. Così facendo, «interpreta il mondo come ordinabile, perché potenzialmente già ordinato nella soggettività» e fondato sui diritti umani, quali parte integrante della stessa natura.

Tutto ciò ribalta un luogo comune. Pare evidente che è la destra a “giocare” con l’instabilità e a “vincere” (anche elettoralmente) all’interno di un contesto caotico, che produce apprensione per il futuro e incute paura, generando ulteriore insicurezza. Mentre la sinistra nutre la vocazione a un nuovo ordine, stavolta immediatamente derivante dalla natura umana, quasi come un completamento della stessa o una sua lineare espansione. Ribaltamento curioso e sorprendente, vista l’opinione comune sulla destra e sulla sinistra, e sulle reciproche identità. Eppure possibile e per certi aspetti anche logico, visto lo schema proposto da Galli. Come a dire che il percorso dell’analisi e del pensiero spesso produce risultati inaspettati. E la ricerca, quando è condotta con serietà, infrange sonoramente il senso comune. E dal senso comune (o dal cosiddetto buon senso), per quanto tutti lo invochino quasi si trattasse di una panacea, bisogna sempre guardarsi un pochino.

Pubblicato il 24/3/2009 alle 12.56 nella rubrica diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web