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Monologo di pensieri
Tecnica e Politica
post pubblicato in diario, il 26 aprile 2009


Eugenio Scalfari, oggi su Repubblica, avanza un dubbio che merita davvero molta considerazione. Si chiede se «sotto la leadership politica di Berlusconi» non stia nascendo «una leadership tecnocratica di Bertolaso». Ora, la tecnocrazia è il culmine di un processo di svuotamento della politica, intesa come confronto tra le opinioni e partecipazione collettiva alle scelte. Uno “svuotamento” che apre la strada ai tecnici, ai competenti, ai professionisti, come se questi non avessero una propria idea politica, ma proponessero soluzioni efficaci buone per tutte le stagioni, né di destra né di sinistra, come si dice in tempi di crisi della politica, appunto.

Ma qui il problema è ancora più ampio. Ed è quello, in generale, dei rapporti tra Tecnica e Politica, dove il prevalere della prima comporta un inevitabile ridimensionamento della seconda. La Tecnica convince ideologicamente molti che la Politica è solo un mercanteggiamento inefficace di opinioni, un inutile “parlamento”. Mentre la Tecnica va al sodo dei problemi, li risolve nell'unico modo efficace possibile, senza chiacchiere inutili, ma grazie al contributo dei veri competenti, dei veri esperti, e non di questi politici clientelari e spreconi. La Tecnica illude che si possa giungere alla verità possibile senza passare attraverso l'inferno delle opinioni, delle mediazioni, dei dibattiti e della partecipazione consapevole di tutti (o quasi) alle scelte. Ossia senza passare attraverso la democrazia, così come la intendiamo modernamente.

Pensate al caso del G8. Si era deciso (Berlusconi e Bertolaso) di farlo alla Maddalena. Si sono spesi 500 milioni di euro per le strutture (persino un albergo a 5 stelle). Si è poi deciso (Berlusconi e Bertolaso) di andarsene a L'Aquila. Per ragioni etiche ed economiche, ha detto Bertolaso. E quelle politiche (che ci sono) chi le conosce? Chi ce ne ha parlato? Oggi Bertolaso critica Bertolaso: difatti la prima decisione e la seconda sono entrambi sue (in partnership con Berlusca, ovviamente): non è curioso?

La Tecnica (un destino dell'Occidente, ha detto Heidegger) velocizza le decisioni (non perciò le rende più efficaci!), ma oscura e nasconde i processi, rende meno trasparenti i dibattiti, ci fa credere che la politica possa scomparire, e invece non è così. La politica, semplicemente, viene ridotta nei termini e ristretta a pochi partecipanti, “sfilata” dall'arena pubblica e consegnata nelle mani di un manipolo di decisori pubblici che poggiano sul contributo di esperti. E tutto ciò, nella beata ignoranza e nella sciocca felicità del “popolo”, a cui pure ci si appella. La domanda di Scalfari non è peregrina. Anzi, dovrebbe metterci in guardia, se già non lo fossimo.


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permalink | inviato da alfamor il 26/4/2009 alle 22:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Destra/sinistra
post pubblicato in diario, il 24 marzo 2009


In un bell’editoriale della rivista "Il Mulino" (n. 1/09), Carlo Galli traccia una differenza possibile tra le due categorie di destra e sinistra. All’interno di un discorso molto più complesso, che io colpevolmente provo a sintetizzare, Galli scrive: «La destra è […] definita primariamente dalla percezione della instabilità del reale», verso il quale si tratta di contrapporre un Ordine astratto (spesso di natura e origine divina) e non-naturale (perché la natura è, appunto, instabile di per sé), sino all’eventualità di proporre nessun-ordine, ma solo una sorta di galleggiamento quasi nichilistico sulla superficie molto movimentata del reale. Con una specie di adesione immediata ai conflitti, alle crisi, alle frammentazioni sociali e culturali. Senza un progetto sostanzialmente risolutivo.

La sinistra propone, invece, un’adesione secca alla natura umana, considerata stavolta nella sua intrinseca positività e nelle sue qualità innate (i diritti, per esempio), che tendono a essere considerate la norma da seguire nella prassi politica. Una natura che è «Bene […] si sviluppi liberamente e in autonomia, emancipandosi da impedimenti e condizionamenti. L’uomo nasce libero ma ovunque è in catene». La sinistra ha sempre inteso (in tutte le sue forme) spezzare queste catene. Abbiamo, così, l’Ordine non umano, da un lato, come esito di una antropologia negativa (la destra), e il Bene della natura, dall’altro, quale portatrice di un «grano normativo di ragione (e dignità) umana nel mondo». La battaglia è tra «l’autorità minacciosa e minacciata, e la libertà»: due antropologie e confronto, negativa quella della destra e positiva quella della sinistra.

Per certi aspetti nulla di nuovo, perché la destra è stata spesso raffigurata come la rappresentante dell’Ordine, e la sinistra come la forza che spinge, invece, per l’emancipazione e per l’affermazione dei diritti soggettivi contro ogni impedimento formale o sostanziale. Semmai, la novità è un’altra. La destra, dice Galli, «è portatrice di un’istanza di immanenza, di accettazione immediata del disordine del mondo»: da qui essa parte, da questa condizione di instabilità, che considera un dato naturale. L’ordine è solo un artificio successivo (oppure una legge di origine divina pre-politica). Diversamente, «la sinistra si caratterizza per la trascendenza, per la negazione del mondo così com’è, e per lo sforzo di realizzarne uno migliore», seppure già iscritto nell’immanenza della natura. Così facendo, «interpreta il mondo come ordinabile, perché potenzialmente già ordinato nella soggettività» e fondato sui diritti umani, quali parte integrante della stessa natura.

Tutto ciò ribalta un luogo comune. Pare evidente che è la destra a “giocare” con l’instabilità e a “vincere” (anche elettoralmente) all’interno di un contesto caotico, che produce apprensione per il futuro e incute paura, generando ulteriore insicurezza. Mentre la sinistra nutre la vocazione a un nuovo ordine, stavolta immediatamente derivante dalla natura umana, quasi come un completamento della stessa o una sua lineare espansione. Ribaltamento curioso e sorprendente, vista l’opinione comune sulla destra e sulla sinistra, e sulle reciproche identità. Eppure possibile e per certi aspetti anche logico, visto lo schema proposto da Galli. Come a dire che il percorso dell’analisi e del pensiero spesso produce risultati inaspettati. E la ricerca, quando è condotta con serietà, infrange sonoramente il senso comune. E dal senso comune (o dal cosiddetto buon senso), per quanto tutti lo invochino quasi si trattasse di una panacea, bisogna sempre guardarsi un pochino.


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permalink | inviato da alfamor il 24/3/2009 alle 12:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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