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Monologo di pensieri
Ancora sugli editor
post pubblicato in diario, il 6 aprile 2009


Massimiliano Parente, su Libero, prosegue laddove io mi ero interrotto. E dice esplicitamente, a proposito degli editor, che se il romanzo «c’è», il demiurgo è lo scrittore stesso, l’editor non ha senso e basta un semplice correttore di bozze. Laddove, invece, il romanzo «non c’è», «trattasi quasi sempre di narrativa di consumo e ben venga l’editor come l’idraulico, per sturarti il cesso intasato». Insomma, quando si tratta di arte, letteratura, insomma di un’opera, l’editor è del tutto fuori luogo, anzi dannoso; quando si tratta invece di una merce, destinata soltanto a vendere molte copie per lo spazio di un remunerativo mattino, allora l’editor si faccia avanti e operi di par suo a confezionare e impacchettare il prodotto. Perché, altrimenti, il rischio è, come dice Parente, di vedere «editor migliorare decine di libri inutili, e devastare libri belli». L’editor, dunque, come “anti-letteratura”. In una visione un po’ crociana (poesia vs non-poesia), d'accordo, ma vivaddio.

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permalink | inviato da alfamor il 6/4/2009 alle 12:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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